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	<title>ideaLi &#187; crescita</title>
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		<title>Cosa può e deve crescere: ovvero, come utilizzare la spesa pubblica</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 15:28:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p><a href="http://ideali.eu/wp-content/uploads/2012/01/zamagni_01.jpg"><img src="http://ideali.eu/wp-content/uploads/2012/01/zamagni_01-150x150.jpg" alt="" title="IF" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-267" /></a><br />
di Diego Barsotti </p>
<p>Nel presentare ai propri lettori come sarà il 2012, l&#8217;economista statunitense Joseph Stiglitz su Repubblica la prende parecchio larga ma poi arriva al nocciolo del problema, affrontandolo anche con una certa dose di fiducia e ottimismo, senza i quali è davvero difficile oggi muoversi nel panorama politico economico mondiale. Si parte però da un&#8217;analisi del 2011 che a scanso di equivoci, secondo Stiglitz, sarà ricordato come l&#8217;anno in cui  «molti americani ottimisti a oltranza hanno iniziato a rinunciare alla speranza», questo perché le indennità di disoccupazione di chi ha perso il lavoro nel 2008 e nel 2009 sono ormai state spese e così come la gran parte delle persone di mezza età si è resa conto che lo stato di disoccupazione non sarebbe durato qualche mese bensì difficilmente rientreranno nel mondo del lavoro. E come ricordava anche Stefano Zamagni nel suo intervento di ieri a Livorno, invitato dall&#8217;associazione IdeaLi a parlare di &#8220;Beni relazionali e felicità pubblica: uno sguardo all&#8217;economia civile&#8221;, «un cittadino che non ha più fiducia nel futuro, non è felice e se non è felice non ha neppure voglia di migliorare e di innovarsi e questo significa annichilire un Paese».  Proprio la perdita di capacità relazionale è il sintomo più grave della crisi sociale che ha accompagnato la crisi economica e la crisi ambientale in questa fine di decennio. </p>
<p>Ecco dunque ben esplicitata una delle cose che possono e devono crescere e su cui i governi non solo europei dovrebbero puntare in questa fase due a cui si chiedono politiche di rilancio e di indirizzo dopo la fase dell&#8217;austerity. Non si tratta soltanto di impegni vaghi verso concetti solo apparentemente vaghi, come appunto le ‘capacità relazionali&#8217;, che gli economisti civici definiscono  ‘diritti di gratuità&#8217; ed alcuni socio ambientalisti chiamano infine ‘beni comuni&#8217;, ma che ben si inseriscono anche in quel concetto di sistema che obbliga alla cooperazione, senza la quale non può esserci competizione orientata alla sostenibilità: perché l&#8217;enorme potenziale di indirizzo che ha la spesa pubblica costituisce un&#8217;opportunità da non perdere per investire in queste risorse culturali &#8211; qualsiasi nome vogliamo dar loro  &#8211; che non trovano spazio tra i parametri del Pil.</p>
<p>E non a caso Zamagni ieri ha ricordato proprio il lavoro di Stiglitz sul fronte del superamento del Pil &#8211; su incarico di Sarkozy &#8211; tracciando la strada su cui lavora oggi in Italia la commissione guidata dal presidente dell&#8217;Istat Giovannini: è lo stesso Stiglitz che sembra rispondergli oggi sulle pagine di Repubblica, affermando appunto che il 2012 deve comunque essere affrontato con ottimismo perché «La buona notizia è che se si affrontassero i problemi a lungo termine di fatto si contribuirebbe a risolvere i problemi sul breve periodo. Un aumento degli investimenti per dotare l´economia di ciò che serve ad affrontare in modo moderno il riscaldamento globale servirebbe a stimolare l´attività e la crescita economica nonché la creazione di posti di lavoro».</p>
<p>La spesa pubblica che dunque indirizza l&#8217;economia verso uno sviluppo economico e ambientale sostenibile, ma che contribuisce anche a uno sviluppo sociale sostenibile, perché «una imposizione fiscale più graduale, tale da ridistribuire i redditi dal vertice al centro e al fondo della piramide sociale, a uno stesso tempo ridurrebbe le ineguaglianze e aumenterebbe l´occupazione alimentando la domanda complessiva. Tasse più alte per i più ricchi genererebbero introiti per finanziare gli investimenti pubblici e fornirebbero tutele sociali per quelli più in basso, compresi i disoccupati».</p>
<p>Pur senza allargare il deficit fiscale, dunque, questi aumenti &#8220;per il pareggio di bilancio&#8221; nei regimi fiscali e nella spesa pubblica ridurrebbero secondo Stiglitz la disoccupazione e aumenterebbero la produzione. Il timore, tuttavia (e qui finisce l&#8217;acqua contenuta nel mezzo bicchiere) «è che su entrambe le sponde dell´Atlantico  ma soprattutto negli Stati Uniti &#8211; conclude Stiglitz &#8211; i politici e l´ideologia non permettano a niente di tutto questo di accadere. Fissarsi sul deficit provocherà pesanti tagli alla spesa sociale, con un inevitabile peggioramento delle sperequazioni».</p>
<p>da <a href="http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&#038;id=14127" title="GrennReport.it" target="_blank">greenreport.it</a></p>
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